lunedì 14 ottobre 2019

Camminata poetica sul Lungotevere

La prima domenica di ottobre a Roma è stata segnata da un evento inedito  - "Rovine. La nostalgia del poeta", una camminata poetica sul Lungotevere, dall'Isola Tiberina a Piazza Tevere, in compagnia dell'attore neozelandese Marton Csokas (ha lavorato con registi come George Lucas, fratelli Cohen, Ridley Scott, Tim Burton in film di successo come Il Signore degli Anelli, Star Wars - Episodio II, The Bourne Supremacy, Alice in Wonderland, Loving, The Equalizer e molti altri ancora; ha recitato spesso in teatro e ha fondato una compagnia teatrale sperimentale chiamata Stronghold Theatre) e del poeta italiano Gabriele Tinti.







Durante la passeggiata Marton ha letto i versi di Gabriele ispirati alla figura di Apollo, dio delle arti e della poesia, la cui statua è stata ritrovata proprio da quelle parti nel 1891.







L'evento fa parte della rassegna "Racconti di Trionfi e Lamenti" organizzato dalla Tevereterno Onlus con il patrocinio del Municipio Roma I Centro, curata da Valeria Sassanelli e Carlo Gasparrini, inaugurata nel 2017 e ispirata a "Triumphs and Laments", la grande opera site-specific realizzata dal maestro William Kentridge e dedicata alla città di Roma. L'evento è realizzato in collaborazione con il Museo Nazionale Romano, con Palazzo Naiadi The Dedica Anthology e con il contributo della Fondazione Cultura e Arte.

La statua ritrovata era copia di un'opera in bronzo di uno scultore neoattico, forse di Fidia, che, con ogni probabilità, venne gettata nel fiume dai cristiani per lavare la città dall'onta dell'adorazione di falsi dei, ambigui. L'Apollo del Tevere fu trovato in pezzi, poi ricomposto e collocato presso il Museo Nazionale Romano.

L'obbiettivo di questa narrazione itinerante era quello di evocare, attraverso la lettura dell'attore, il ritrovamento e il trasporto dell'Apollo dalle acque del fiume alla città. Il percorso finiva di fronte alla figura di Apollo e Dafne, parte dell'opera monumentale ed effimera di Kentridge, contemporanea rivisitazione della famosa scultura di Gian Lorenzo Bernini.





Lo scultore italiano creò il suo Apollo ispirandosi alla statuaria antica mentre Kentridge ha riproposto la sua interpretazione del capolavoro di Bernini facendolo sfilare nella sua processione di ombre delle sconfitte e dei trionfi antichi. Gabriele Tinti a sua volta si ispira al mito e a queste successive rielaborazioni figurative per raccontare la propria nostalgia di poeta per un mondo e un'arte così lontani. Questo gioco di rimandi è proprio del procedimento ecfrastico che, come affermava Foucault, è sempre "descrizione di una battaglia" tra dicibile e visibile, rappresentazione verbale e rappresentazione visuale.



Fotografie - Antonio De Paolis

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