lunedì 17 ottobre 2016

Intervista con Esterita Di Cesare di Vintachic

Con Esterita Di Cesare ci siamo conosciute all’inizio di quest’anno durante l’evento Vintachic Wedding Lovers organizzato nella sua boutique situata in centro. Un piccolo mondo affascinante pieno di bellissime cose vintage: abiti da sposa, vestiti da sera e cocktail, scarpe, borse, accessori, pezzi d’arredamento. Mi ero ripromessa di tornarci, per guardare tutto meglio e per parlare con Esterita. Detto – fatto. Così è nata questa nuova ed interessante intervista. 


Esterita, Lei lavora con il vintage. Cominciamo subito col chiarire che cosa è vintage?
Vintage non è solo la moda, vintage è un mondo! Oggi molti usano impropriamente la parola “vintage” e lo confondano con il “second-hand”. Second-hand è letteralmente “seconda mano”, è usato, può essere usato di pochi anni, può essere usato da bancarella fino a cose costosissime di grosse marche. Ma non è vintage. 

Una cosa perché sia definita vintage deve corrispondere a determinati canoni, non è solamente l’età. Per essere vintage una cosa deve aver superato i 20 anni, deve corrispondere a dei requisiti di irriproducibilità e irripetibilità, praticamente deve essere unica. Se una cosa era prodotta 50 anni fa e poi è stata riprodotta oggi o anche all’epoca, allora non è più vintage. Quello che è vintage è qualcosa che non è più possibile produrre: un certo tipo di stoffa, un certo tipo di lavorazione, un certo tipo di arredamento, etc.




E poi c’è il retrò che è l’ispirazione vintage con nuovi materiali, quindi un vintage style. Insomma c’è una bella differenza tra le varie cose. Però oggi la parola vintage l’hanno usurpata perché fa chic, perché fa audience. 

E Lei come è arrivata ad interessarsi del vintage?
Ho sempre avuto l’inclinazione a conservare le cose che mi piacevano, le cose del passato, già da piccola. Al contrario di mia madre che invece buttava via tutto, cappelli, scarpe, vestiti. Ero disperata. Quelle poche cose di famiglia che ho è perché io le ho conservate.

Esterita Di Cesare
Forse questo atteggiamento dipende dalle generazioni. La generazione di mia mamma era quella di rinascita, del dopoguerra. Loro tendevano a buttare via, volevano rinnovare perché c’era benessere e il boom economico. Mentre noi cominciavamo a capire che tutto questo non tornava più e lo dovevamo tenere. Piano piano stavano scomparendo alcune tradizioni artigianali. Poi è subentrato il concetto del riciclo ed eco-friendly. Infatti vintage è riciclo e aiuta a rispettare la natura.

Già al liceo vestivo vintage, all’epoca lo chiamavano usato ma erano cose elitarie. Io andavo spesso in un negozio proprio in centro, in via delle Carrozze, li compravo delle cose particolari. E riuscivo a portarle senza sembrare ridicola. 

E poi ho sempre viaggiato e addirittura vissuto 6 anni in USA, a Miami, e questa cosa mi ha avvicinato ancora di più al vintage. In USA, in Inghilterra, in Francia la tradizione di indossare il vintage esiste da sempre, fa parte della loro cultura. Lì è normale avere qualche elemento vintage nell’armadio e a casa.


Quando e com'è nata questa Sua attività?
Quando stavo in USA ho comprato tantissimo, lì c’è l'imbarazzo della scelta. Gli USA sono la patria del vintage, perché lì c’era Hollywood, erano molto più ricchi dell’Europa e c’è stata una grandissima produzione di abiti e di accessori. Anche gli abiti da sposa anni 20-30 vengono maggiormente da là. I negozi del vintage sono molto belli, ci vanno tanti attrice e attori. 

Una volta tornata in Italia ho pensato che mi piacerebbe tanto lavorare con questo. Ma non sapevo se in Italia la gente era pronta per questo settore, come l’ho visto all’estero. Quindi feci una prova, una mostra per due mesi, sia di abiti che di complementi d’arredo, e vidi che ebbe un grosso successo. Così ho deciso di iniziare. 

Avevo cominciato acquistando degli abiti da sposa perché avevo visto che all’estero c’era l’usanza di sposarsi in vintage, il così detto matrimonio Shabby Chic, ed ero sicura che prima o poi sarebbe arrivata anche in Italia. Così si è creata la mia collezione di abiti da sposa vintage, 300 pezzi dal 1880 al 1980 che fa di me l’unica realtà così importante non solo in Italia ma in Europa. 

Dopo sono diventata fornitore RAI, ho esordito con il Davide di Donatello, avevo affittato 10 abiti, dal 1920 al 1970 per le vallette. E da lì ho continuato apprendo uno showroom ai Parioli dove lavoravo su appuntamento. Avendo visto un crescendo dell’attività ho ritenuto opportuno che fosse il momento di aprire il negozio su strada, per la vendita e noleggio. E così nel febbraio 2017 saranno già 2 anni della boutique Vintachic e 6 dalla sua nascita. Credo che il Vintachic è davvero un archivio, un raccoglitore di qualità e di gusto, di manualità, di materiali. E per questo piace.

Quando vede una cosa vintage di solito che cosa attira la Sua attenzione?
La prima cosa che mi colpisce è lo stile, poi il taglio, il design. Guardo anche la stampa e il tessuto. Se tutti questi elementi si abbinano nello stesso capo, allora mi piace, mi colpisce. Ovviamente per il vintage bisogna avere una certa conoscenza che si raffina con gli anni. Devi essere un po’ come un esperto del museo. 




Qualche pezzo speciale nella Sua selezione, a cui è particolarmente affezionata?
Principalmente sono affezionata a tutto, perché ogni singolo capo o accessorio che si trova in questo negozio e in casa mia l’ho scelto con cura e con attenzione uno per uno. Io sono affezionata a tutto. Ad esempio, ieri ho venduto una borsa meravigliosa, di pelle, del 1970, in perfetto stato e confesso che quando l’ho venduta in fondo in fondo mi dispiaceva. All’inizio soffrivo tantissimo perché mi affeziono alle cose, le amo, le guarderei tutti i giorni. Alla fine però ho preso la decisione di dover essere capace di staccarmi dalle cose, altrimenti avrei dovuto cambiare mestiere e diventare solo una collezionista. E poi amo trasmettere il mio gusto e vedere quando le altre persone si affezionano nello stesso modo a queste cose e le acquistano, per me ogni volta è una gioia.

Perciò per me è difficile dire questo mi piace più dell’altro. Certo le cose delle nonne e delle zie le tengo per me, quelle cose non si vendono, sono della famiglia, ricordi a me molto cari.

Lei ha parlato del matrimonio in stile Shabby Chic. Com'è?
Va molto di moda. Anche perché è molto in linea con eco-friendly, con il rispetto per la natura. Perché principalmente shabby è il riciclo. Un matrimonio Shabby Chic è un po' l’idea di fuggire dalla città, dallo stress. Siamo troppo stressati da tante cose che dobbiamo affrontare tutti i giorni, dai computers, dai socials. Siamo sovraccarichi. E quando arriva il giorno del matrimonio molti hanno questa immagine idilliaca, bucolica, quasi da Mulino Bianco.


Molti modelli di abiti vintage si intonano perfettamente a questa idea, questo stile, perché sono del passato e molti, sopratutto anni 70, in stile hippy e bohemien, si adeguano perfettamente a quel tipo di matrimonio. 

Ho l’album delle mie spose su Facebook dove si vede che ognuna ha adeguato il proprio abito vintage allo stile, idea e ambiente preferito, dal classico e raffinato al campagna, mare o in stile Grande Gatsby. 

L'abito da sposa più bello di tutti i tempi, tra i più famosi, secondo il Suo parere?
Ce ne sono diversi, uno solo no. Sicuramente tra tanti quello di Grace Kelly, a parte che per me lei è di una classe e bellezza al di sopra del comune, è disarmante, eterea. E anche il suo gusto, mi piaceva molto.

Grace Kelly
Anche l’abito di Audrey Hepburn per il suo matrimonio con Andrea Dotti, rosa pallido con la mini-gonna e foulard.

Audrey Hepburn
Anche Bianca Jagger con la giacca da smoking bianca.

Bianca Jagger
Lei propone anche il servizio di vintage fashion consulting. Quale è il trucco, il segreto di come portare il vintage senza sembrare vintage appunto, vecchi?
Assolutamente da evitare un total look, è troppo triste, troppo nostalgico. Io consiglio sempre di mixare elementi vintage ed elementi nuovi. Bisogna trovare un equilibrio armonioso tra il passato proiettato nel presente, deve esserci armonia. Devi saperlo sdrammatizzare. E sopratutto il vintage deve piacere. In genere chi ama il vintage ha quello stile e gusto innato. Saper mixare un elemento vintage può risultare di gran classe, molto di più che semplicemente mettere cose nuove di zecca, anche se di grandi marche. Il vintage non passa mai di moda e si ricicla continuamente, basta cambiare gli abbinamenti.

Segue anche la moda attuale, le sfilate?
Certo, mi interessa la moda in generale, è la mia passione. E’ bellissimo seguirla, anche se la maggior parte delle cose che vengono fatte, disegnate e prodotte oggi non mi piacciono. Del resto mi rendo conto che è molto difficile inventare qualcosa di completamente nuovo. Nella moda come anche nel cinema, teatro, letteratura, danza tutto quello che secondo me si poteva produrre di particolare e di originale, è stato fatto e concentrato nel periodo tra 1920 e 1980. Dopodiché è finita. Oggi purtroppo c’è carenza di idee e di ideali, è tutto noioso, e questo si ripercuote anche sulla moda. Alla fine c’è sempre un ritorno al passato, lo ripeto sempre anche sul mio blog Le Vintagerie. Le cose del passato sono dei punti fermi della nostra cultura che danno sicurezza.


Il Suo stilista preferito?
Il primo in assoluto è Armani, vecchia maniera sopratutto. Armani per me è quello che mi rispecchia, la sua semplicità e la sua classe. Però nello stesso tempo essendo una persona eclettica mi può piacere anche Versace, sempre primo, disegnato da Gianni Versace, anche Gucci disegnato oggi da Alessandro Michele. E poi Chanel, lei ha reinventato completamente il guardaroba femminile, Christian Dior, Valentino, lui è un genio assoluto. Sono i capisaldi della moda, fuori discussione.

Che cos'é per Lei lo stile?
Lo stile per me è sentirsi eleganti ed essere sicuri di se stessi. Se sei in grado di portare una cosa, anche la più stravagante, quello è lo stile.

E il lusso?
Avere tutto il tempo che vuoi e poter spendere tanti soldi e viaggiare tantissimo! Questo è il lusso. Ma il lusso più grande oggi è la serenità che purtroppo è difficile trovare. Vivere poveri ma felici no, perché è una ipocrisia. Vivere bene, fare le cose che ti piacciono, essere in salute sia fisica che mentale ed essere sereni è il massimo che si possa avere.

I Suoi prossimi progetti, eventi?
Sicuramente a Natale rifarò il Vintachic Christmas Sale, una giornata a ridosso di Natale, per lo shopping prenatalizio quando ci sarà uno sconto. Sulla nostra pagina Facebook ci saranno tutte le informazioni. Vorrei rifare anche quello del Vintachic Wedding Lovers, che ha avuto un grande successo. Vorrei fare anche qualcosa di nuovo e di diverso, ad esempio Bigodino Party. Insomma, ci sono tante idee e progetti in cantiere, vediamo.


Qualche Suo indirizzo o posto preferito a Roma?
Uno dei miei posti preferiti è sicuramente il Pantheon. L’ho sempre visto come una cosa mistica. Mi piace la piazza della Rotonda, davanti al Pantheon. Ho passato lì tante serate con i miei amici e le mie amiche seduti al bar a vedere la gente che passa. Potrei trascorrere ore a farlo pensando a quante persone sono passate lì. Questa cosa mi affascina, mi incanta.


Vintachic
Via Leccosa, 2 (angolo via di Ripetta)
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