sabato 7 novembre 2015

Intervista con Claudia Chianese

Ho deciso di intervistare Claudia Chianese con l’intento di scoprire di più sulla sua attività e sul suo nuovo spazio espositivo inaugurato con una bellissima mostra wood.wood.wood, grazie alla quale ci siamo conosciute. Quello che ho letto su di lei mi ha incuriosito e volevo sapere qualcosa di più.




La storia di Claudia è interessante e fuori dal comune. Nei primi anni ‘90 inizia la carriera di art director all’interno di agenzie pubblicitarie internazionali. In una di esse, diventa direttore creativo del settore graphic design. Vince premi nazionali ed internazionali. Ma nel 2008 prende le distanze dalla sua brillante carriera, mette in discussione quelle che erano state fino a quel momento delle certezze e inizia una nuova fase di vita dedicata alla ricerca creativa attraverso la meditazione. Così nascono le sue sculture, quadri, fotografie, gioielli.

L’intervista si è trasformata in una lunga conversazione, uscita dai confini delle solite domande e risposte abbracciando argomenti molto interessanti, diventando un vero e proprio dialogo. Perché non posso nascondere, le parole di Claudia hanno suscitato il mio interesse e ancora più domande.

Claudia, posso chiederLe come è arrivata alla decisione di lasciare il lavoro sicuro e appagante, la carriera e andare in una nuova direzione, puramente creativa e spirituale?
E’ stato un lungo percorso, un crescendo, per quasi 20 anni. E’ iniziato con il mio lavoro interiore, mi sono avvicinata alla meditazione e attraverso l’Oriente ho capito meglio anche la nostra tradizione occidentale. Tante cose mi sono diventate più chiare. La mia ricerca spirituale è andata sempre più in profondità. Ci sono stati dei libri, dei viaggi, degli incontri particolari che hanno risvegliato in me una nuova visione della vita.

Nel 2000 ho conosciuto a Toronto un anziano medico cinese, una persona che non dimenticherò mai. Ascoltando i miei meridiani notò che ero sotto stress, che lavoravo troppo. E mi disse: “Se continui così, non arrivi lontano”. Effettivamente lavoravo per una delle più grandi agenzie di pubblicità, spesso anche nei weekend e fino a tarda sera. Ero appassionata di questo lavoro, i ritmi erano sempre incalzanti, fumavo 2 pacchetti di sigarette al giorno, bevevo 10 caffè, la mia vita era esattamente da cliché, come nei film. Ma le parole di questo medico hanno risuonato nella mia mente e ho iniziato a chiedermi se veramente volevo continuare a vivere in questo modo la mia vita, se davvero volevo usare così la mia creatività.

Sono passati altri 8 anni prima di arrivare a dare le dimissioni, non è stato immediato. Però in quel momento si è innescato un circolo virtuoso. Gradualmente ho iniziato ad avere un atteggiamento più sano nei confronti della vita e del lavoro, ho smesso di bere il caffè, ho smesso di fumare, ho iniziato ad avere un’attenzione per il cibo e mangiare meglio, sono diventata vegetariana.

Poi c’è stato un’altro viaggio importante in Africa che mi ha permesso ancora una volta di vedere la verità. Li è tutto più autentico, anche un po’ naive, le persone buone sono buone, le persone cattive sono cattive, è tutto più dichiarato, più vero, più semplice. E poi c’è questa natura che ho trovato folgorante per la bellezza. Non mi dimenticherò mai una notte in Kenia, nella savannah in tenda, le stelle arrivavano praticamente a terra. Questa è stata un’altra esperienza che mi ha avvicinato a me stessa, come se mi avesse fatto trovare davvero una radice interiore che poi non ho mai più perso.

Quando sono tornata a Roma mi sembrava che nulla avesse più senso, anche il mio lavoro. Era come se in realtà sentissi di essere nata per fare qualcos’altro. Sentivo di voler mettere la mia creatività al servizio di un bene superiore. Certo, facendo comunicazione parlavo alle masse, a tante persone. Ma io volevo dire delle cose diverse, non quelle che ero costretta a dire per motivi professionali. Ho cominciato a sentire fortemente questo bisogno, come una spinta interiore, irrinunciabile che non potevo più ignorare. Oggi dietro la mia ricerca creativa c'è una ricerca interiore, spirituale. Volevo utilizzare la mia creatività per qualcos’altro, per esprimere anche dei valori diversi.



E poi è arrivato il momento del cambiamento. E’ stato un attimo, una notte in cui ho deciso che ero pronta per chiudere questo cerchio ed aprirne un’altro. Così ho dato le dimissioni quando per fortuna stava andando ancora tutto bene, ancora prima che iniziasse la crisi. Semplicemente ho maturato questa decisione, era un'esigenza interiore.

Quindi non era legato al lavoro che magari non Le piaceva più o che forse voleva cambiare?
No, assolutamente. Il mio lavoro, che ho fatto per quasi 20 anni è stata una grandissima palestra per me. Mi ha insegnato a lavorare, mi ha insegnato a pensare. Oggi che sono da sola non potrei fare tutto quello che faccio se non avessi alle spalle quell’esperienza.

Ha dovuto superare tante difficoltà o incomprensioni dopo questa decisione?
Chiaramente lì per lì è sembrata una follia, non credo che sia stata capita da tutti. Ma chi mi conosceva l’ha accettata, sapendo la serietà con cui affronto le cose. Hanno capito che per me era una cosa davvero importante.

Ha mai avuto paura dopo aver preso questa decisione?
No, mai. Dal momento in cui ho deciso non mi sono mai più guardata indietro. Perché ho maturato la consapevolezza di non poter fare diversamente.

La verità è che se abbiamo la fortuna di ancorarci a noi stessi, di ritrovarci, di guardare la nostra verità, questo ci porta automaticamente, come una mappa, a quello che è il nostro bene, a quello che è veramente la cosa giusta per noi. E non è un caso che poi ciò coincida con le indicazioni che da millenni vengono date dai guru.


Questo significa che se si è più consapevole della propria vita, si arriva alle stesse conclusioni di cui parlano le filosofie antiche.
Per la mia esperienza è così.

Il problema è che forse la maggior parte di noi non ha né tempo né voglia né coraggio di farlo.
Certo molti arrivano a queste conclusioni troppo tardi, rendendosi conto di aver perso del tempo, di aver sprecato la vita nelle cose che non gli somigliano, che non gli corrispondono, che non aderiscono completamente a quel senso di fedeltà verso se stessi.

Parliamo della meditazione. Ha avuto un ruolo importantissimo nella Sua vita.
Devo dire che per me è stata una scoperta rivoluzionaria. La meditazione e la creatività sono due parti di me fondamentali che hanno sempre avuto un grande peso. Per molti anni ho praticato la meditazione, però poi c’era la vita professionale, la vita mondana, c’era la separazione tra queste due parti. E alla fine questo ha creato un conflitto, un disagio. Finché non sono riuscita improvvisamente a trovare una sintesi tra questi due parti di me. In quel momento ho deciso di cambiare mettendo la mia creatività al servizio di qualcosa di diverso.

Ho iniziato la mia ricerca artistica, ho iniziato con i gioielli, con le sculture, con la fotografia. Cose che avevo sempre alimentato da quando ero piccola, però ho cominciato ad occuparmene a tempo pieno. Da quando ho iniziato a meditare mi sono accorta che il pensiero è sempre condizionato, dagli schemi mentali, dal nostro background, dai modelli estetici che la società e il mondo professionale porta. Invece grazie alla meditazione, entrando in un’altra qualità della mente, ho capito che il pensiero poteva liberarsi, poteva raggiungere una creatività diversa, proprio perché più libera, al di là dei modelli che la società impone.

Ora organizza le serate di meditazione qui nel Suo spazio.
Tutto nasce dal desiderio di condividere le comprensioni, le realizzazioni. Quando si fa un percorso di vita che davvero ti cambia senti anche il desiderio di condividerlo con gli altri. Quando acquisisci degli strumenti e ne fai esperienza personale hai voglia anche di metterli a disposizione degli altri perché possano farne esperienza e possano migliorare la qualità della propria vita. Sento che ogni passo che faccio, ogni comprensione che acquisisco ho voglia di condividerla. Poi ho iniziato a fare anche sessioni individuali di meditazione, ci sono delle persone che mi chiedono di imparare a iniziare questo percorso di consapevolezza. Anche per l’esperienza che ho fatto in prima persona mi sento di poter aiutare chi sta cercando la propria strada. E’ molto bello lavorare cercando di aiutare le persone ad esprimere il proprio potenziale.

Così nasce anche l’idea della serata di meditazione nel mio atelier. Ogni martedì dalle 19 mi fa piacere metterlo a disposizione perché tutti possano trovare il proprio spazio interiore e sacro, non solo fisico, nel silenzio, nel vuoto che non sia necessariamente una chiesa o un tempio di una specifica tradizione religiosa ma che sia anche un posto come questo. Qui tutto è concepito per fare in modo che le persone venendo dal caos della città possano trovare la sacralità senza nessun tipo di impegno, di richiesta, di fretta, dove tutto per un attimo si ferma e c’è solo il proprio respiro, c’è solo l’aria che entra e l’aria che esce, c’è solo questo senso di vuoto in cui possiamo trovare quel nutrimento, più profondo, più spirituale, che è cibo per l’anima. Descriverlo è difficile, è un’esperienza che bisogna fare.



A parte le serate di meditazione è previsto anche il corso di Meditazione e Creatività.
Sì, sarà costruito in maniera un po’ diversa. Il seminario Meditazione e Creatività che inizierò da novembre, un sabato al mese, consiste in 7 incontri di gruppo. Ogni incontro corrisponderà a un colore, ci sono 7 colori come 7 sono i chakra. Ogni colore è una vibrazione energetica, ogni colore corrisponde ad una parte di noi, sia fisica sia emotiva. Quindi sono delle vere e proprie attivazioni in cui si fa l’esperienza del colore sotto vari punti di vista: acustico, olfattivo, etc. Ogni volta condurrò una meditazione guidata su quel colore.

Durante l’incontro vengono messi a disposizione pennelli, colori, carta e ognuno potrà esprimere liberamente se stesso, senza pensare di dover ottenere un risultato, di dover raggiungere una meta, senza l'ansia da prestazione, ma proprio per il piacere di esprimere il proprio potere creativo così come un bambino che è più libero perché non ha condizionamenti, chiusure mentali o impostazioni. Si può partecipare anche soltanto ad un incontro, ma è molto bello fare questo viaggio attraverso i 7 colori perché alla fine si arriva ad essere consapevoli di quanta abbondanza ci sia dentro di noi, a volte non ce ne rendiamo nemmeno conto.

La meditazione del martedì è ad ingresso libero e senza prenotazione, mentre gli incontri di meditazione e creatività bisogna prenotarli (basta una e-mail o telefonata) e sono a pagamento.


Ho notato il cerchio sul Suo biglietto da visita, nella Sua firma e anche come logo della mostra wood.wood.wood. Ha un significato particolare per Lei?
Il cerchio è da sempre considerato la forma perfetta per eccellenza, perché il centro è equidistante da tutti i punti del perimetro. Ed è per questo che in molte tradizioni viene associato alla perfezione, al divino, a qualcosa che trascende, che va oltre la dimensione umana. Il cerchio ha una forza nella sua semplicità e ha una potenza straordinaria. L’ho sempre sentito molto vicino, sia esteticamente sia per la forza e per l’energia che veicola.

La scelta dei materiali che usa nel Suo lavoro sicuramente non è casuale. Crede nel potere della materia, delle pietre, dei metalli, della loro influenza sul nostro stato fisico e mentale?
Sì, per me i materiali sono molto importanti. Spesso uso le pietre, ad esempio, in una scultura ho usato una sfera di selenite, che rappresenta la connessione con la propria guida interiore.



Ho scelto il legno per il senso di gratitudine che sento nei confronti degli alberi. Grazie agli alberi possiamo respirare, sotto gli alberi possiamo riposare. Si dice che sotto un’albero si sia illuminato il Buddha. Secondo gli indiani negli alberi si incarnano i vecchi saggi. Si dice che l’albero sia l’essere più equilibrato, più centrato perché ha radici ben piantate a terra e i rami verso il cielo, così come dovremmo essere noi, esseri umani, altrettanto equilibrati.

Sento fortissimo il legame con la natura, per me è una grande fonte di ispirazione. Ha un linguaggio universale, trasversale in cui tutti possono riconoscersi a prescindere dalla propria tradizione o credo.


I miei pezzi di legno sono una collezione portata avanti negli anni durante viaggi, passeggiate, provengono da diversi posti. Ogni pezzo va pulito, va preparato. Non intervengo mai sulla forma del legno proprio per rispettare la sacralità della scultura naturale. Lavorando in meditazione ogni scultura è ispirata, improvvisamente visualizzo il lavoro finito. E’ come se quel pezzo di legno prendesse vita e diventasse qualcosa di nuovo. Tra l’altro c’è tutto il fascino di non sapere quali mari abbiano attraversato, se appartengono a dei giovani alberi o a degli arbusti secolari. Ma ognuno di loro porta sicuramente delle memorie, ha una storia da raccontare che arriverà a chi deciderà di portare quella scultura nella propria casa o di indossare quel gioiello.

E poi è interessante utilizzare anche materiali diversi, trovare l’armonia tra di loro: bronzo, legno, pietre. Così come noi possiamo trovare l’armonia tra parti apparentemente opposte.



A proposito della natura, ho notato quanto mi piace ultimamente stare fuori, nella natura, quasi non voglio tornare nella città. Mi carica positivamente.
Purtroppo in città tutto è filtrato, non possiamo più camminare sulla terra, c’è l’asfalto sotto i nostri piedi, vediamo un pezzettino piccolissimo di cielo, non vediamo più le stelle, la luce spesso è artificiale, non sappiamo in che fase si trovi la luna... Io penso che questo sia il motivo per cui l’essere umano si è allontanato da se stesso. Perché si è allontanato dalla natura. E allontanandosi da se stesso non sa più riconoscere quello che è bene per se. E se non sa più riconoscere quello che è bene per se danneggia se stesso e gli atri.

Significa che il progresso inevitabilmente porta un regresso. Quindi per star bene dobbiamo dimenticare i frutti del progresso e tornare a vivere come 100-150 anni fa?
Bisognerebbe trovare un equilibrio, vivere magari in una città, ma ancorati alla propria radice interiore per non perdere la centratura, la consapevolezza, la connessione con se stessi. Questa è la cosa importante. Si può vivere come un asceta anche in una metropoli.

Se non capiamo che siamo nati per imparare ad amare in maniera sempre più evoluta, sempre più incondizionata, non arriveremo da nessuna parte. Parliamo dell’amore non nel senso romantico, ma nel senso più elevato, l’amore universale. L’amore è la vibrazione energetica, più potente che esista. “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, come diceva Dante. Qualsiasi cosa facciamo dobbiamo sempre partire dall’idea di trovare un valore che rispetti il proprio interesse ma anche quello dell’altro, che sia un bene superiore al proprio interesse personale.

Immagino che dopo una serata di meditazione o una seduta di yoga deve essere difficile tornare alla realtà.
E’ una sfida – mantenere la centratura, la consapevolezza non solo in un ambiente sterile e protetto, ma anche nella vita di tutti i giorni. Solo a quel punto avviene il cambiamento.


Che cos'è il lusso per Lei?
Il lusso è la pace, trovare la propria strada. Da quando ho individuato il mio vero progetto di vita mi sento privilegiata perché faccio esattamente quello per cui mi sento di essere nata e posso condividerlo con gli altri. Certo, c’è stato un lavoro molto profondo, giorno dopo giorno, prima di arrivare a questa sensazione. Il vero lusso è capire cos’è che dà senso alla vita.

Una domanda di cui prevedo la risposta, ma gliela faccio ugualmente. Si definisce una creatrice di gioielli, fotografa, pittrice, scultrice, guru? O preferisce evitare definizioni precise?
Vorrei evitare le etichette, mi sono sempre state antipatiche. Penso che la creatività non debba avere limiti. Troppo spesso invece ce ne sono. Penso che quando si fa un percorso come il mio in cui dietro la ricerca creativa c’è anche una ricerca spirituale la sfida è proprio quella di liberarsi dai condizionamenti, da tutto quello che ci può limitare, da tutto quello che ci può impostare in una maniera predefinita. Mi piace pensare di essere libera di esprimere quello che sento in maniera autentica e nel momento presente.

Altre attività, mostre ed eventi previsti in questo spazio?
Il percorso che ho fatto mi ha insegnato a vivere il presente, passo per passo. Certo, c’è già qualche idea, ad esempio, offrire una cerimonia del tè, far vivere un’esperienza di una giornata dedicata allo yoga tra le sculture, ma sono delle idee. Basta iscriversi alla newsletter per essere aggiornati su tutto, quando ci saranno delle nuove iniziative, etc.

Infine qualche parola sul Suo rapporto con Roma.
Sono nata in Sicilia, vivo a Roma da tanti anni, da quando ero piccola, ma sono rimasta molto legata al sud, a quella terra, quei sapori, quegli odori. Ho viaggiato molto, ma Roma è la mia città. In questo momento sento che la mia vita è qui, ho messo anche radici, la decisione di aprire questo atelier è una scelta ben precisa. Poi in futuro si vedrà.

Qualche Suo indirizzo o posto preferito a Roma?
Ho sentito sempre un legame molto forte con questo quartiere, il rione Monti. Sono 20 anni che vivo qui ed è un posto che mi è molto caro. Mi piace l’atmosfera da piccolo paese che rende Roma più vivibile. Mi sono sempre sentita a mio agio nelle stradine di questo quartiere.

Rione Monti coincide con la Roma antica: la suburra che era la parte popolare, il Colle Oppio, il cimitero, il Colosseo, i Palazzi Imperiali, i Mercati di Traiano. Via dei Fori Imperiali è la strada più bella del mondo. C’è una concentrazione di bellezza, di storia. Camminare in queste strade nella vita quotidiana, anche facendo le cose più semplici, mi ancora a questa storia a cui mi sento molto legata. Sono posti che ho sentito sempre familiari, la bellezza di questa città non finisce mai di stupirmi.


Fotografie - Antonio De Paolis e Iana Nekrassova

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