venerdì 31 luglio 2015

Intervista con Lorenzo Pellegrini

Siamo abituati a pensare che Roma è sopratutto arte, cultura, turismo, alta moda, mentre design e tecnologia è più Milano. Invece ecco che arriva una bella sorpresa. Un’azienda romana che si occupa di mobile applications e siti web e che offre un ventaglio di servizi legati alla comunicazione, digital marketing e social media. In poche parole è un’azienda che sa sviluppare le soluzioni per chi ha delle idee interessanti. Parlo di App to you, una giovane impresa, una start up italiana al 100%, fondata da Nicola Camillo e Lorenzo Pellegrini e che ha da poco compiuto 3 anni e ha già sul suo conto un bel curriculum fitto di progetti e collaborazioni importanti. Solo qualche esempio di quelli recenti: utilissima application per la settimana della moda romana Altaroma con il calendario degli eventi fatto in maniera funzionale ed efficace, la gestione della comunicazione digital per la nuova catena di ristoranti “Casa Clerici” della popolare conduttrice TV Antonella Clerici, il sito dell'Aeroporto di Firenze



Per scoprire di più mi sono incontrata con il General Manager dell’azienda, Lorenzo Pellegrini, nel loro ufficio, un open space proprio come me lo immaginavo pensando ad un’azienda giovane ed innovativa: pieno di luce, accogliente, moderno. 
Da sinistra a destra: Lorenzo Pellegrini e Nicola Camillo

Lorenzo, quando e come è nata l'idea di creare la vostra impresa?
È nata dai banchi di scuola, io e Nicola, il mio socio ed il nostro CEO, ci siamo conosciuti durante un executive MBA al Politecnico di Milano. Lui è uno psicologo, io sono un ingegnere-informatico. Anche se siamo due anime così diverse abbiamo condiviso una visione: che oggi è possibile fare innovazione a costi accessibili e che noi possiamo aiutare le persone e le imprese a farlo nel modo migliore, perchè oggi la sfida principale è migliorarsi.

Così un giorno ho incontrato Nicola, siamo andati a pranzo insieme e da lì abbiamo iniziato a parlare, a condividere le nostre idee ed infine abbiamo deciso di provare. Era il gennaio 2012. Da quel momento in poi abbiamo lavorato tutti i giorni, dalle 6 del pomeriggio fino alle 2-3 di notte per 6 mesi per progettare la nostra impresa, dalla scelta del nome al piano di comunicazione e al piano industriale. Dopo 6 mesi ci siamo guardati chiedendoci se ci credevamo davvero fino al punto di volerlo fare. La risposta è stata sì. Così è nata l’azienda come start up con le nostre forze, non abbiamo avuto finanziamenti, o bandi, o aiuti. Ci abbiamo creduto e abbiamo investito in questo.

Avete dovuto mollare i vostri lavori precedenti, avete rischiato?
Sì, c’era abbastanza da rischiare, ma questo non ci ha spaventato, oggi fa parte della vita avere un lavoro che non è fisso. 

L'esperienza da start up: quale sono state le principali difficoltà?
Le difficoltà sono state sopratutto quelle del fare impresa dal punto di vista legale, burocratico. Ci è voluto del tempo anche per costruire la squadra, dovevamo coinvolgere persone, fare si che credessero nel nostro sogno quando ancora non avevamo nemmeno l’ufficio, c’era solo un progetto nella nostra testa. Per fortuna c’erano delle persone che hanno creduto in noi e hanno deciso di avventurarsi in questo nuovo progetto.

A proposito di persone, ora siete una ventina. 
Sì, il nostro è un gruppo di per lo più giovani under 30, alcuni provvengono da diversi paesi, come Sergey dalla Russia e Maxim da Moldavia. Cerchiamo di creare un ambiente di lavoro piacevole e positivo. E siamo sempre aperti a nuove persone.


I requisiti necessari per lavorare da voi?
Ancora prima di competenze specifiche le persone che vogliono lavorare da noi devono avere voglia di fare e di imparare. Qui servono persone che hanno grinta, determinazione e che vogliono crescere, migliorarsi e fare cose nuove. Anche la curiosità è importante perché facciamo molta ricerca e innovazione. Nella maggior parte dei casi i clienti vogliono cose che non esistono e che noi non sappiamo ancora come si fanno. Quindi le persone che lavorano qui dentro sanno che domani li aspetta una cosa nuova e sanno che la devono fare nel modo migliore. Insomma è molto importante il carattere. Le competenze tecniche comunque si imparano, non è un problema. 

Che cosa avreste o forse non avreste fatto, con il senno di poi, se doveste cominciare ora? Un consiglio per chi si lancia in un'avventura di start up e di una nuova attività?
Noi siamo stati bravi e fortunati. Effettivamente abbiamo fatto un buon piano industriale per i primi 3 anni che col tempo si è rivelato molto buono. Ci siamo impegnati particolarmente nel progettarlo. Infatti il consiglio che darei a tutti i start uppers è di fare un buon piano industriale a 3 o addirittura anche a 5 anni. Una cosa difficilissima, ma necessaria. É fondamentale capire subito che cosa vuoi offrire, qual'é il tuo elemento differenziante, quali sono gli obiettivi e perché le persone dovrebbero scegliere te. Perché se non lo sai tu, è difficile convincere gli altri. Quindi pianificare, è fondamentale. Da lì in poi se hai un piano scritto riuscirai ad avere un controllo. 

Perchè un'azienda che ha già il sito web, il blog, i profili social dovrebbe fare anche una application?
Non c’è l’obbligo di fare un'app, sicuramente. Dipende da quello che fa l'azienda e come vuole comunicare. L'app serve a semplificare le interazioni con utenti che sono in mobilità. Quindi non con quelli che stanno davanti al computer, ma con quelli che stanno in fila di poste, nel traffico in macchina, magari fanno anche il loro lavoro ma lontano dalla loro postazione. Quando hanno necessità di informazioni, di fare qualcosa, di dare disposizioni, di agire, un'app aiuta molto e dà subito la cosa che volevi. Ma ripeto: l’app non è una cosa obbligatoria.

Molte volte da noi vengono dei clienti e vogliono fare un'app e noi diciamo: “Non fate un’app, forse meglio che facciate prima questa altra cosa”, perchè è una questione di priorità e di contesto. L'app sicuramente è uno strumento molto importante, però non è l’unico. E quindi la nostra bravura sta nel vedere tutto il contesto e nel scegliere ciò che è più efficace per la persona e per l’impresa che ci chiede aiuto. Infatti la nostra mission dice “supportare le persone e le imprese nella messa a punto del loro progetto imprenditoriale a partire dai loro obiettivi”. 

Per qualcuno la differenza fa portale, per qualcuno – application, per qualcuno ancora – una campagna di comunicazione oppure la formazione del personale o la gestione dei canali social. Noi aiutiamo a capirlo.

A proposito, sono davvero così importanti, i socials? O è solo una moda passeggera?
Io dico sempre: i socials o li gestisci o li subisci. Sono veramente importanti, al 100%. Molti ancora oggi lo ignorano o fanno finta di ignorarlo, C’è tanta responsabilità nel gestire un canale social e questo spesso spaventa. Così alcuni decidono di non aprire proprio il profilo o la pagina. La mia opinione è che una tale decisione è assolutamente sbagliata. Perché ci sarà sempre qualcuno che parlerà della tua azienda. Quindi sta a te decidere se vuoi gestire questa situazione o lasciarla sfuggire dal tuo controllo.

Quale è stata l'esperienza lavorativa più singolare in questi 3 anni?
Prima una piccola premessa. Il 90% delle idee che ci propongono esistono già. In questi casi noi cerchiamo di capire come differenziarle. Il restante 10% sono davvero delle belle idee e noi ovviamente aiutiamo prima a definirle e poi a realizzare il progetto e tutto il resto. 

Ci piace tanto l’applicazione della MIR spiro dedicata ai medici per effettuare il test della spirometria a domicilio. MIR è una multinazionale, Medical International Research, che ha sempre realizzato macchinari per la spirometria. Quello che abbiamo fatto insieme è sviluppare un prodotto, un'applicazione, senza fili, che comunicasse solamente con i-pad, da utilizzare negli ospedali di tutto il mondo. Qui a Roma il primo ospedale che ha iniziato ad utilizzarla è il Bambin Gesù

Questo progetto ci ha portato tanta soddisfazione, anche perchè la sfida qui era da una parte tecnologica: far parlare dispositivi senza fili, farlo spegnere quando chiudi, avere la massima precisione dei dati. Dall’altra parte c’era la praticità per l’utente che era molto difficile perché i medici spesso non sono per niente tecnologici. Il medico ha poco tempo, la sua attenzione deve essere sul paziente non sul dispositivo, quindi il prodotto deve essere elementare. Quindi la sfida era fare uno strumento per il medio che fosse innovativo e immediato. Era molto difficile sintetizzare tutta questa complessità su un unico punto da utilizzare con il dito. Ci siamo riusciti perché i medici quando usano questa application ne sono entusiasti.


Lavorate anche con clienti esteri?
Sì, abbiamo dei clienti in vari paesi, anche perché si può lavorare a distanza, grazie a Skype ed Internet. Ormai il mondo è globale.

Il Suo rapporto personale con la tecnologia? Nel tempo libero passa tanto tempo online o al contrario cerca di staccare la spina?
Il mio rapporto con la tecnologia è molto naturale, per la tecnologia intendo dei mezzi, degli strumenti, può essere una calcolatrice, un paio di occhiali o un i-Pad. Da una parte è un lavoro per me, dall’altra sono cose che ti possono semplificare la vita. In ogni caso il mio tempo libero cerco di passarlo con la famiglia, possibilmente all’aria aperta.

Apple o Microsoft, Steve Jobs o Bill Gates?
Da manager mi affascinano entrambe le figure, sono due vincenti, hanno seguito strade diverse però hanno raggiunto grandissimi successi tutti e due. Tanto di cappello a ciascuno di loro! Scegliere tra i due è come rispondere alla domanda “Chi ami di più, mamma o papà?”. Ma se devo proprio dare un nome direi Adriano Olivetti.

Le Sue applications, siti e social networks preferiti?
Sicuramente Facebook per stare in contatto con i miei amici che sono lontani (ho avuto la fortuna di studiare all’estero, in Svezia e a Bruxelles, ho tanti amici sparsi in tutta Europa e per il mondo). Sicuramente anche LinkedIn, uno strumento interessante dal punto di vista lavorativo. E poi siti di news, ad esempio wired.com. A proposito, Telegram Messenger è una grande applicazione russa, forse anche più bella di Whatsapp in senso di sicurezza dei dati e velocità.

Cosa vi piace di più del vostro lavoro?
Forse la cosa più bella è che ogni progetto parte da zero, come se fosse il primo progetto che fai perché non esistono due cose completamente uguali. Ogni volta si impara.

E poi lavori in tanti settori diversi con persone diverse e interessanti perchè tutte loro stanno già guardando il futuro. Quindi c’è la possibilità di conoscere tanti mondi diversi e di arricchirsi, perché la diversità è la ricchezza. 

www.apptoyou.it


Fotografie per gentile concessione dell'ufficio stampa App to you

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