lunedì 16 giugno 2014

La mostra "Vasilij Vasil'evič Kandinskij" di Carola Ducoli


Venerdì 6 giugno è stata inaugurata la mostra fotografica "Vasilij Vasil'evič Kandinskij" di Carola Ducoli nella galleria 28 Piazza di Pietra. Inutile dire che già il titolo abbia suscitato la mia curiosità e quindi non potevo mancare al vernissage. 


Carola è un’artista giovanissima (ha soli 23 anni!), di grande talento, già con una lunga esperienza e un bel curriculum espositivo, la passione per l'arte e la fotografia. Come dice lei "La fotografia, l'arte è la cosa che mi viene più naturale fare". Questa sua mostra raccoglie  undici fotografie che esplorano il colore, il suono ed il movimento. 

Il vernissage era molto particolare perché usciva dai confini della classica mostra ed era completato dalla performance di teatrodanza a cura di Noemi Bresciani sulle musiche di Federico Branca e Filippo Cuomo Ulloa di Wasabi Produzioni, dalla installazione video di Alberto Sansone e l'installazione-abito di scena realizzato da Maddalena, Giulia e Margherita.

Durante il vernissage abbiamo parlato con Carola che mi ha raccontato delle sue idee e di questo progetto:


Perché questo titolo? Kandinskij è il tuo pittore preferito o è stato solo il pretesto per far nascere questa mostra?
Lui è stato più che il pretesto la prima suggestione che ho avuto. Io amo molto trattare il corpo e il movimento. Prima ho visto il corpo nudo nella nube polverosa bianca. Da li ho visto il colore e ho pensato perché non sviluppare le immagini con vari colori e da lì ho ripreso le reminiscenze di storia dell’arte su Kandinskij. Così sono arrivata a lui, perché mi interessava il suo modo di trattare, di vedere il colore. Lui legava al colore il suono. L’accoppiamento di queste due cose crea suggestioni ed emozioni, tocca determinate corde dello spettatore. 
Io volevo approfondire di più l’azione e il movimento. E quindi in collaborazione con Noemi, che è la ballerina di danza contemporanea con cui ho lavorato per la creazione delle foto, abbiamo creato per ogni colore una serie di immagini. Io suggestionavo lei, le raccontavo i colori, cercavo di darle tutti gli imput possibili della sensazione, dell’emozione che Kandinskij voleva dare, e lei le trasformava in movimento.

Alcune di queste fotografie sembrano dei quadri. Hanno qualche intervento di post-produzione?
Queste foto sono solo il movimento di Noemi e chili di borotalco per creare l’atmosfera fumosa. Lo studio era praticamente tappezzato di borotalco e gelatine colorate, il colore è ripreso direttamente, perché lei doveva essere immersa nel colore per riuscire anche a sentirlo di più. Lanciavo il borotalco e la sommergevo.
Mi viene più facile arrivare all’effetto desiderato materialmente e non in fase di post-produzione. Ho un approccio più materico quando creo, anche perché ho dipinto, quindi probabilmente sono rimasta attaccata a questo modo manuale di fare le cose. Mi piace “sporcarmi” le mani.

Come è nata l’idea della performance?
Questa idea è nata dopo le fotografie. Dopo la prima mostra fotografica che abbiamo fatto con questo progetto, io e Noemi abbiamo deciso di portarlo avanti, perché non bastava, avevamo una coreografia e quindi abbiamo creato una performance effettiva di teatro danza. E poi sono state aggiunte la musica, l'abito e il video.
Io amo la multiarte, anzi noi vogliamo creare una factory con più teste, uno è il fotografo, uno è il ballerino, uno il videomaker e così via. E lo stiamo già facendo. Questo progetto in cui hanno partecipato tante persone ne è la conferma.


Come è nata invece la collaborazione con la galleria 28 Piazza di Pietra?
Ci siamo conosciute con Francesca Anfosso attraverso il Premio Nocivelli che è il concorso per la promozione dell’arte contemporanea in Italia. Ho vinto il Premio Nocivelli 2013 e come premio mi hanno fatto conoscere Francesca e dato la possibilità ad avere la personale da lei. Tra di noi è subito nato un feeling. Il suo spazio è fantastico, ha due piani, il piano di sotto è perfetto per la performance. Insomma, il posto ideale per questo progetto!

Hai mai avuto un artista come il punto di riferimento? 
Sicuramente Luigi Ghirri è il mio punto fermo di riferimento per la sua capacità di raccontare con una delicatezza, senza dire mai troppo e senza essere mai esagerato. E anche Ryan McGinley, un fotografo americano che adoro.

Infine, qualche parola sul tuo rapporto con Roma.
Io sono ligure, importata a Milano da quattro anni e passa ormai. Per quanto riguarda Roma, l’adoro! Mi ispira tantissimo! L’aria e l’umanità che ci sono qui non le trovi proprio dovunque. Qui ho trovato le persone migliori con cui io abbia collaborato finora, soprattutto al livello umano. Perché quando al livello umano c’è tanta empatia, tutto viene ancora meglio. A Milano purtroppo fai fatica a trovare questo tipo di empatia. Hai tante risorse, tanti mezzi, ma forse meno scambio emozionale. Detto questo per fortuna conosco anche a Milano persone magnifiche ed galleristi magnifici. Ma se vogliamo preferisco molto più Roma, e non lo dico perché siamo qui, sono semplicemente sincera.  


Il vernissage è stato un'occasione per parlare anche con Francesca Anfosso, che con ogni mostra-evento nella sua galleria riesce a sorprendere e lasciare il segno: 


Innanzitutto qualche parola su questa mostra.
In realtà è stato un enorme colpo di fortuna. Ho partecipato come galleria al Premio Nocivelli che Carola ha vinto, ed uno dei premi per la vincitrice era quello di esporre in due gallerie. La mia galleria era una di queste due gallerie selezionate. E di conseguenza a me è toccata Carola. Così, per puro caso ho incontrato una giovanissima che però ha un grande talento e la cosa che più mi ha stupito è che una ragazza così giovane abbia elaborato un progetto così complesso, interessante e articolato.

Questa mostra conclude la seconda stagione della galleria. Facciamo un piccolo bilancio.
Si possono fare due tipi di bilanci, economici e quello delle soddisfazioni al livello umano. Dal punto di vista economico all’inizio del 2014 ho notato un accenno di miglioramento, come se qualcosa piano piano stia cambiando in meglio. La gente di nuovo vuole investire nell’arte. Diciamo che questa parte del 2014 mi ha messo un po’ di ottimismo rispetto all’ultima parte dell’anno passato. 
La parte umana, a parte ovviamente qualche eccezione come sempre accade nella vita, è molto positiva. Perché è un lavoro meraviglioso che ti mette a contatto con tantissime persone. Ho trovato nelle persone un interesse e un appassionarsi alle cose che di volta in volta propongo.
Forse la chiave che ho scelto, quella di proporre un’arte che è un’arte totale che coinvolge tutti i sensi, la fotografia unita alla danza unita alla musica, è una chiave giusta per avvicinare le persone all’arte. A me personalmente questa formula piace moltissimo perché credo che il linguaggio dell’arte sia universale. Non tutti siamo ricettivi allo stesso tipo di messaggio, di linguaggio. Quindi usarne di più ti permette di raggiungere più persone.

Qualche anticipo della prossima stagione.
Riprendiamo all’incirca metà settembre. Ci saranno sicuramente altre mostre fotografiche, ci sarà qualcosa di pittura, molto rock come genere. Insomma, sarà un’altra stagione molto eclettica dal punto di vista artistico. Vivo qualche mese avanti rispetto agli altri, perché ogni mostra ha bisogno del suo tempo per essere organizzata in ogni suo dettaglio. Tutto quello che si gioca nella sera del vernissage, in un mese di esposizione in realtà ha alle spalle un lavoro lunghissimo che va fatto insieme all’artista. 

La mostra "Vasilij Vasil'evič Kandinskij" rimarrà aperta fino al 25 luglio 2014.


Fotografie - Antonio De Paolis


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