giovedì 20 febbraio 2014

La Casetta, Mimmo e tante idee


Oggi voglio raccontarvi de La Casetta, un piccolissimo bistrot-gastronomia che si trova in via Madonna dei Monti, a pochi centinaia di metri dai Fori Imperiali. Per la prima volta ne ho sentito parlare da Filippo Pompili Ferrari nella sua intervista per il blog. Così, spinta dalla curiosità, sono andata a vedere questo posto.


La Casetta non può non attirare l’attenzione. Già da lontano vedo la sua facciata completamente ricoperta dall’edera. Mi avvicino, le luci calde e i tavolini dietro la vetrina invitano ad entrare. E subito mi viene incontro Mimmo, il proprietario di questo posto, sorridente e caloroso, con una certa somiglianza con Nikita Mikhalkov, il famoso regista russo. Una volta cominciato a parlare non riesco a non rimanere trascinata dalla sua positività, dalla sua filosofia di vita e dalle sue idee. Ma andiamo in ordine.

Per prima cosa voglio assolutamente assaggiare qualcosa di quanto esposto in tutta la sua bellezza. Sono indecisa tra il cornetto con la crosticina abbrustolita e croccante, un pezzo di torta al cioccolato e un muffin alla vaniglia. Tutta questa roba proviene da un forno che provvede giornalmente a rifornire La Casetta. Da bere prendo un caffè lungo, in versione self-service, perché questo non è un bar, qui non c’è il bancone.

“Questo posto è stato concepito come la cucina della propria casa. Non c’è il banco, ma c’è lo spazio della cucina e il soggiorno davanti alla cucina. Quando riceviamo a casa il nostro miglior amico dove lo portiamo di solito? In cucina, il luogo dove gli offriamo un caffè, dove parliamo e gli confidiamo tutto. Ed è questa stata la nostra idea, aprire uno spazio dove c’è il calore, dove il proprietario non sta dietro il banco, ma sta insieme alle persone, le accoglie e ci parla. Certo, se poi capisce che deve stare dietro, allora si mette da parte,” - mi spiega Mimmo.

E poi continua: “Ogni giorno qui arriva roba fresca ordinata da me la sera prima, tutti i prodotti che noi proponiamo come offerta gastronomica per il pranzo, sono preparati ogni mattina e verso l’ora di pranzo arrivano da me. Tutto è fresco, non c’è niente di surgelato, e pronto per essere mangiato, serve giusto qualche minuto per scaldarlo un po’”.


Senza accorgermene inizio a fare le mie solite domande a Mimmo e lui si presta volentieri a raccontare: “Io non ho mai fatto il gastronomo, sono sempre stato un manager di aziende, ho fatto anche l’amministratore delegato di alcune aziende importanti. Quindi cerco di mettere in qualche modo la mia esperienza imprenditoriale, manageriale e umana in questo progetto. Perché la chiave importante di tutte le attività è trasferire il calore, il proprio io, la naturalezza di un rapporto, senza differenza di età.

Credo nel mio prossimo, credo che ognuno di noi debba dare un contributo di vita e quando si trova a svolgere un’attività, questa attività deve essere lo strumento per trasferire al prossimo qualcosa di positivo”.

A questo punto il discorso diventa molto interessante, ma dobbiamo interrompere perché entrano dei clienti, un gruppo di australiani studiosi di storia antica. Subito dopo di loro entra un altro gruppetto, questa volta di giovanissimi liceali con l’aria di chi è scappato dalle lezioni per godersi la giornata. Mimmo è disponibile con tutti, consiglia la scelta, versa caffè e cioccolata, risponde alle domande, ed è sempre sorridente.

Poi segue un momento di tregua, allora riprendiamo la conversazione: “Voglio valorizzare questa zona, questo posto, una delle più belle piazze del quartiere Monti, e questo locale situato nel palazzo storico. Cercando di fare sistema, cominciando a convertire, a coinvolgere le autorità, ma non solo. Una volta valorizzato vorrei farlo diventare un punto di aggregazione di giovani e non solo, dando al tempo stesso delle opportunità.

Ho pensato, quale potrebbero essere delle opportunità? Oggi vedo tanti giovani, laureati, con tante competenze e capacità notevoli di sintesi che forse la mia generazione non aveva. Però i ragazzi di oggi pur avendo più cultura hanno delle offerte di lavoro precarie che non danno l’opportunità di guardare in avanti nel proprio futuro. Allora ho pensato, e se mettendo tante competenze, tante culture insieme e dando come punto di riferimento un’attività già esistente si possa aggregare intorno a questa attività un punto di partenza di occupazione giovanile.

Oggi va tanto di moda il termine “share”. E allora perché non fare uno share anche di questa  attività dove molte persone si uniscono e diventano proprietari per un periodo all’anno o al mese o alla settimana, dipende poi come sarà il progetto, e da là creano anche delle nuove realtà in altri contesti che non siano soltanto quelli romani, ma possano essere anche in altre città importanti in Italia e anche all’estero. Insomma creare un progetto nuovo, una novità basandosi sull’idea di sharing in modo che lo sharing consenta di dare una prospettiva alla gente e di creare anche per lo stesso locale un’offerta gastronomica e di servizio che può essere differente a secondo della personalità del partecipante allo sharing.”

Dobbiamo interromperci di nuovo perché arriva la consegna del pranzo, poi passa un’amica, l’autrice di programmi TV, per salutarlo, poi entra una ragazza francese per prendere un caffè e chiedere alcuni informazioni, subito dopo arrivano i clienti per pranzo, alcuni fissi, altri per la prima volta. Insomma, è un via vai continuo. Mimmo si scusa, ma io lo tranquillizzo, non ho fretta, anzi, mi diverto proprio a stare nell’angoletto, con il mio caffè, ascoltare la musica jazz di sottofondo e osservare. C’è veramente una bella atmosfera qui.

Dopo un po’ riusciamo a concludere la conversazione con un’altra bella idea: “Tornando al discorso della cucina come punto d’incontro vorrei introdurre una serie di appuntamenti, sui vari argomenti, la psicologia, la religione, i libri, l’integrazione degli stranieri e i loro rapporti con gli italiani. E mentre si parla si mangia qualcosa. Ecco, il concetto è questo. Mi piacerebbe creare un modello. Chi vuole approfondire questo aspetto, io sono qui, pronto a parlare, condividere, approfondire. Bisogna credere e rimanere positivi, nonostante le difficoltà.” Giusto Mimmo, giustissimo!

La Casetta - via Madonna dei Monti, 62
tel 06 4827756 

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