lunedì 25 marzo 2013

Intervista con Francesca Anfosso


Ho conosciuto Francesca Anfosso, direttore della galleria d'arte 28 Piazza di Pietra, in occasione della prima mostra "Single Saudi Women" della fotografa saudita Wasma Mansour organizzata da questa giovane galleria aperta nel dicembre dell'anno scorso. Sono subito rimasta affascinata da questo nuovo posto e sopratutto da Francesca, dal suo modo di accogliere e raccontare, professionale e amichevole. Già quella volta avevo deciso che avrei voluto intervistarla per il mio blog, e così quando ci siamo rivisti in occasione della seconda mostra "Magnitudo Emilia" organizzata dalla galleria ci siamo accordati per questa intervista.  

Partiamo subito da questa seconda mostra fotografica organizzata da voi, completamente diversa dalla prima.
Si tratta di un progetto del fotoreporter Luigi Ottani e della scrittrice Annalisa Vandelli che raccontano il terremoto in Emilia a quasi un anno di distanza attraverso testi e immagini raccolti in un volume anche questo presentato qui in galleria durante l'inaugurazione della mostra. Oggi dimentichiamo le cose e gli eventi troppo in fretta, invece questo progetto ci permette di riscoprire, di rivalutare, di conservare quei momenti tragici per non dimenticare, ma anche per ritrovare la forza e per aiutare. Per fortuna il terremoto in Emilia non ha provocato tante vittime, ma forse proprio per questo motivo ne hanno parlato relativamente poco. Ma la forza di emiliani è proprio nel loro carattere, nel loro saper reagire compatto e con lo slancio creativo, e questo progetto fotografico e il libro ne sono la conferma. Magnitudo Emilia ha anche l'obbiettivo di raccogliere fondi: una quota fissa di 2 euro a copia è destinata alla ricostruzione dei comuni colpiti dal sisma. Aggiornamenti e approfondimenti si può trovare sul sito www.magnitudoemilia.it



Bellissima iniziativa e bellissima mostra che sicuramente arricchisce il curriculum della Sua galleria. Ma come è nata l'idea di aprirla, da che cosa è iniziato tutto?
Sono sempre stata appassionata della storia dell’arte, della cultura in generale. Ho studiato lettere e filosofia, e poi ho fatto la specializzazione in editoria e giornalismo, mi sono laureata in storia del teatro.  Per un periodo organizzavo degli eventi per una libreria di un piccolo editore romano. Terminata questa esperienza ho iniziato a pensare a questo spazio a disposizione che appartiene alla mia famiglia, era di mia nonna. Lei prima lo affittava come magazzino ad un noto fioraio che aveva una boutique non lontano da qui. Il magazzino era diventato anche famoso, grazie ad una scena nel film Saturno Contro di Ferzan Ozpetek.   
Ci tenevo tanto ad utilizzare questo spazio per fare una cosa bella, suggerire un nuovo modo di vivere nel centro facendo qualche tipo di attività culturale. Così ho deciso di aprire la galleria, con passione e convinzione. Mi piacerebbe sfruttare e coltivare i miei interessi, selezionare gli argomenti, contenuti e temi in cui credo e che potrebbero interessare delle persone.  Ora che la galleria è aperta, è nei miei propositi farla diventare uno spazio per la cultura a 360 gradi. Voglio organizzare degli eventi nell’ambito culturale, presentazioni di libri, conferenze, seminari, tavole rotonde. È un modo per tenere attenzione alta, lo spazio vivo, per incentivare le persone a visitarlo al di là delle mostre in corso, a promuovere gli artisti esposti. Secondo me il ruolo della galleria dovrebbe essere del mediatore culturale, che fa circolare delle idee e dove se ne producono di nuove e questo avviene tramite incontri e confronti tra diverse persone e diversi argomenti.
Certo, mi rendo conto che sono stata fortunata, che ho avuto questa bellissima opportunità, ma la vita è così, fatta anche di opportunità. Ora io cerco di sfruttare questa opportunità al meglio, cerco di fare una cosa che sia bella per me e di conseguenza bella per gli altri. E poi credo che se uno fa una cosa in cui crede e con passione, allora gli riesce bene e prima o poi ti porterà dei risultati, delle soddisfazioni.   

Quale sono le difficoltà o particolarità nel gestire una galleria?
Da quando è partito il progetto della galleria ho dei ritmi serrati. Certo essere capo di me stessa ha dei vantaggi e degli svantaggi. Posso gestire il mio tempo da sola, ma a volte rischio di non fermarmi più, lavorare anche dopo la cena, fare allestimenti fino all’una di notte, a volte mi trovo a mandare e-mail a mezzanotte. Ma è così, ci tengo molto a questo progetto, e i primi mesi sono importantissimi.    

Come si tiene aggiornata? Trova del tempo per andare a vedere le altre mostre? 
Vado nei musei di domenica, l’unico giorno di chiusura della mia galleria. Cerco di ritagliare degli spazi per queste cose, ad esempio vado spesso al MAXXI dove in questo periodo organizzano delle conferenze interessantissime sull’arte e il mercato, arte e critica. Devo tenermi aggiornata, anche sull’aspetto commerciale, economico, che è anche parte di questo lavoro, anche se è sempre un po’ sgradevole parlare di soldi quando si parla dell’arte, è come mescolare il sacro e il profano. Ma d'altra parte è anche giusto che la gente che ha deciso di dedicare la sua vita all’arte, alla cultura deve anche mangiare. Quindi studio, mi informo, leggo i libri. 

A proposito di MAXXI, dopo l’apertura di questo museo si è parlato tanto dello spostamento del polo dell’arte contemporanea italiana da Milano a Roma. Lei che cosa ne pensa, è d’accordo?
Penso che sia questa l’intenzione, poi bisogna vedere se sarà percepito in tal modo dai romani e dall’ambiente internazionale. Secondo me Milano ha ancora una marcia in più rispetto a Roma, forse anche per la sua collocazione geografica, è più aperta verso l’Europa. A Milano c’è tanta tradizione, di grandi nomi, di famose gallerie. Roma nonostante l’afflusso perenne di turisti rimane ancora non così aperta al mondo, nel senso di mentalità. Ad esempio a Milano fa meno strano aprire una galleria d’arte che a Roma. Però sono convinta che bisogna non solo criticare o parlare o sognare ma anche provare.    
E poi è importante coltivare talenti italiani, ma con uno sguardo verso i talenti stranieri. Ad esempio, la nostra prossima mostra sarà di un artista italiano emergente e quella successiva di due ragazzi che vengono da Londra.  

Allora ci potrebbe raccontare un pò di più sulle prossime mostre?
L’artista italiano farà un’esposizione su due livelli, con una netta differenza tra quello che accadrà sopra e quello che accadrà sotto. Abbiamo trovato la chiave di interpretare lo spazio in questo modo. Mi piace l’idea di lasciare il livello superiore visibile dalla piazza per le esposizioni tipo classico, invece quello sotto più intimo e suggestivo si presta benissimo per le interpretazioni diverse.   
Mi piace molto pensare che l'artista venga qui e si ispiri. Penso che ogni progetto deve essere studiato e calibrato sul luogo per avere una sua unicità. Lo stesso materiale può comporre esposizioni completamente differenti a seconda di come l'artista utilizza lo spazio a disposizione. Comunque secondo me la galleria deve essere una scatola vuota per dare la possibilità all’artista di non avere elementi troppo caratterizzanti che poi magari distolgono l’attenzione da quello che deve essere il protagonista. Però trovo comunque bello cercare di adottare l’esposizione, l’allestimento dello spazio in maniera tale che ci sia una valorizzazione reciproca. È il bello di mio lavoro: ogni volta qualcosa di diverso, di nuovo, come rinascere.     

In generale come fa la selezione di temi, di artisti per le mostre?  
In questo periodo ricevo tantissime proposte per le mostre, autocandidature. Guardo intorno, visito le altre gallerie, ascolto gli amici e conoscenti che mi raccontano di cose interessanti viste in giro. Questo lavoro è fatto anche di relazioni, quindi cerco di muovermi, di informarmi, di conoscere le persone, di parlare. Insomma, è un lavoro che richiede tantissima preparazione e coinvolge tanti aspetti, aspetto relazionale, aspetto estetico, aspetto commerciale, aspetto artistico, aspetto storico, devi essere preparato e aperto a 360 gradi. Bisogna lavorare in diverse direzioni.   
Comunque investo nei progetti che convincono. Trovo interessante mostrare la poliedricità del mezzo fotografico e di altre forme d’arte. Non mi limito solo alla fotografia, mi interessa anche la pittura, le installazioni, la scultura. L’importante è che il progetto dica qualcosa a me per prima, questo è il presupposto per poter iniziare una collaborazione. Poi è anche molto importante il rapporto che c’è tra il gallerista e l'artista. Deve esserci una componente di empatia, ci si conosce e si capisce subito se puoi lavorare bene.    

Ora parliamo un pò del Suo legame con Roma. Potrebbe vivere lontano da Roma? Che cosa ama particolarmente di questa città e della sua gente?  
Sono nata a Genova, dove ho vissuto i miei primi 2 anni, dopo mi sono trasferita a Napoli con la mia famiglia dove ho vissuto 5 anni e poi nel 1987 ci siamo trasferiti a Roma. Io mi sento romana, sono cresciuta qui, qui ho tutti gli amici, qui ho fatto le scuole, l’università. I romani sono accoglienti, solari, aperti, certo abbiamo dei difetti, ma è una bella città che ti conquista. Abbiamo dei panorami mozzafiato, basta pensare al lungotevere con i suoi ponti, con la cupola di San Pietro che si vede da lontano.  
È un po’ difficile rispondere se potrei vivere lontano da Roma. Mi piace moltissimo viaggiare e conoscere il mondo, ho fatto tantissimi viaggi e sono sempre stata bene anche in altri paesi. Ad esempio, ho vissuto un anno in Svizzera a Basilea e devo dire che mi sono trovata bene, nonostante è un paese molto diverso dall’Italia. Forse più che legame con la città di Roma ho un forte legame con la mia famiglia e con gli affetti che ho qui.   
Comunque amo molto l'Italia e credo che se riesci a trovare la tua strada e dare un contributo al tuo paese allora perché andare via.  

Secondo Lei esiste un Roman lifestyle, stile di vita alla romana? Se sì, come lo descriverebbe, in che cosa consiste?  
Lo stile romano, sì, credo che esista, mi vengono in mente una passeggiata di domenica mattina durante la bella stagione, cornetto e cappuccino al bar la mattina, pause caffè verso le 11.00 nei bar affollatissimi. In generale, è uno stile di vita, un atteggiamento molto rilassato.  

Quale il Suo museo preferito a Roma?
È una domanda difficile! Mi piacciono vari musei, il MAXXI, ma anche Macro in via Nizza che trovo molto bello anche dal punto di vista architettonico, apprezzo molto il lavoro di recupero. A Roma in questo momento c’è grande fermento per quello che riguarda l'architettura e ne sono molto contenta. Abbiamo fatto l'Auditorium, il ponte della Musica, MAXXI, Macro, vuol dire che qualcosa sta cambiando, anche per essere in linea con le altre grandi città come Parigi o Londra. C’è il clima di cambiamento, Roma sta cambiando in questo senso.  
Secondo me è molto importante promuovere l’idea che non bisogna avere paura dell’arte e bisogna avvicinarsi all’arte, ai musei. Penso che l’arte sia per tutti. Spero che la mia galleria sarà percepita come un posto aperto a tutti, vorrei che le persone entrino, chiedano, guardino, senza aver paura e pensare all’arte come a qualcosa per pochi eletti. Da tutto questo possono nascere nuovi contatti e nuove idee. 

Qualche altro Suo indirizzo o posto preferito a Roma?
Un'altra domanda difficile che mi mette sempre in crisi! Cambio spesso le mie preferenze e vado molto a periodi. Per rimanere in zona dico l'enoteca Spiriti, aperta da poco qui in piazza di Pietra. È un posto ricercato, elegante, si mangia molto bene, ma volendo si può passare anche solo per un aperitivo.   



La mostra Magnitudo Emilia è aperta fino al 15 aprile.

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